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A chi spetta la valutazione

Print  E-mail  Written by Renzo Andrich   

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Valutare gli ausili

Per una persona con disabilità il problema non è oggi l'assenza di strumenti tecnologici adeguati. Gli strumenti di per sé esistono, in problema è come renderli concretamente utilizzabili nella vita quotidiana superando le varie barriere legate alla loro identificazione, selezione, personalizzazio­ne, training, assistenza tecnica, nonché le barriere economiche.

Con il termine assessment (letteralmente: "valutazione") si intende l'insieme delle valutazioni da condurre sull'utente al fine di individuare l'ausilio appropriato alle sue specifiche necessità.

Scegliere un ausilio, personalizzarlo, addestrare una persona  al suo corretto utilizzo, verificare a posteriori se "sul campo" risponde allo  scopo per cui e' stato scelto, è compito di forte pregnanza interdisciplinare che comporta valutazioni cliniche, tecniche, psicologiche, so­ciali. E' compito che richiede chiarezza di obiettivi e che deve vedere nella persona disabile il vero protagonista di una scelta che non può essere imposta ma che egli deve maturare. Chi suggerisce o prescrive l’ausilio dovrà guardare alla persona nel suo complesso e non alla sola azione nella quale la si vuole rendere autonoma. Per l’utente, il momento della scelta del­l'ausilio è un momento di sintesi, spesso un passo importante della vita. Implica il riconoscimento e l'esteriorizza­zione del proprio li­mite; impegna la volontà di una nuova acquisizione di autonomia; interagisce con le strategie di riedu­cazione funzionale; ha profonde ripercussioni sull'attività lavorativa e scolastica; ridimensiona le necessità di assistenza personale. Richiede disponibilità a modificare sé stessi, il proprio stile di vita e la propria relazione con l'ambiente. E a volte anche esige, aspetto questo non banale, investimenti economici non indifferenti.

E' dunque un anello molto importante di quella catena di interventi che compongono il processo di riabilitazione e integrazione sociale. Non va visto come un momento episo­dico, ma considerato fin dall'inizio nella formulazione del programma riabilita­tivo accanto ad una molteplicità di altri fattori. Soprattutto, non si può' prescindere dalla partecipazione attiva della persona che adotterà l'ausilio: questa  non e' e non può essere vista in questo caso semplicemente come un "utente" passivo di un servizio, tanto meno come un "paziente" che attende dall'operatore "competente" la risposta completa al suo problema. Egli è il fondamentale collaboratore di questo processo, in grado di acquisire dall'esperienza quotidiana di utilizzo dell'ausilio competenza di operatore della propria disabilità, di aprire i propri orizzonti di vita e di partecipazione sociale, di esplorare nuove mete di autonomia e di proporre quindi egli stesso ulteriori azioni e soluzioni. Scelte quali quella di perseguire l’autonomia o di voler esercitare una presenza attiva nella società non potranno mai essere imposte dall’operatore, ma semmai promosse e facilitate nel corso del cammino riabilitativo.

Pertanto, prima di parlare tout-court di prescrizione, affinchè questa non dia luogo alla fornitura di ausili che poi si riveleranno inefficaci, non accettati o inutilizzati (quanti protesi acustiche nei cassetti, quanti ausili montascale in cantina…!), occorre percorrere – nell’ambito del processo riabilitativo ed anche in seguito – le fasi dell’orientamento, del counselling, della  formazione. Si tratta di un processo di empowerment attraverso il quale l’utente imparerà a “leggere” i propri bisogni, a stabilire obiettivi  in relazione ad essi, a formulare progetti mirati al raggiungimento di tali obiettivi, e di prendere poi iniziativa per realizzarli.

Un lavoro di squadra, con l'utente principale protagonista

Certamente la valutazione dell'ausilio spetta in primo luogo alla persona che lo userà. La scelta di un nuovo ausilio è un passo che incide spesso profondamente sulla propria vita: può imporre modalità diverse di svolgere certe attività quotidiane o di relazionarsi con gli altri; può incidere sulla propria immagine di sé; può richiedere una riorganizzazione dell’ambiente domestico, della vita familiare e del supporto assistenziale; impone cioè modifiche al proprio stile di vita. Sono questi aspetti che non vanno sottovalutati: se non si tiene conto dei punti di vista – sia espressi che inespressi – dell’utente, dell’atteggiamento di quest’ultimo verso la tecnologia, dell’ambiente ove essa verrà utilizzata, l’ausilio potrà risultare inefficace e verrà probabilmente abbandonato.

L'utente non può essere lasciato solo in questa scelta. Scegliere un ausilio, a qualunque tipologia esso appartenga, personalizzarlo, apprenderne il corretto utilizzo, verificare a posteriori se "sul campo" risponde allo  scopo per cui e' stato scelto, è compito di forte pregnanza interdisciplinare che richiede l'assistenza di operatori preparati: impegna valutazioni cliniche, tecniche, psicologiche, sociali; esige chiarezza di obiettivi. L'adozione di un ausilio è spesso parte integrante di un progetto riabilitativo, assistenziale o educativo più ampio, con il quale deve efficacemente raccordarsi e non andare in conflitto; comporta infine un impegno economico da parte delle istituzioni pubbliche o dell'utente stesso, che esige garanzia di appropriatezza.

Una prestazione specialistica

Per gli ausili a carico del Servizio Sanitario Nazionale, la normativa italiana stabilisce in modo esclusivo solo la titolarità della prescrizione (che compete al "medico specialista del Ssn, dipendente o convenzionato, competente per tipologia di menomazione o disabilità", presupponendo che questi agisca "sulla base di una valutazione circostanziata") e del confezionamento e personalizzazione degli ausili su misura (che compete, a seconda dell'ausilio, a tecnici ortopedici, audioprotesisti e ottici/optometristi)

La facoltà di valutare gli ausili è invece indicata nel profilo di varie professioni sanitarie, senza attribuire ad alcuna di queste una titolarità assoluta: i terapisti occupazionali, i fisioterapisti, i logopedisti e, per alcuni aspetti, anche i terapisti della neuro e psicomotricità dell'età evolutiva.

Vi sono casi in cui il medico specialista è in grado di compiere autonomamente la valutazione; il più delle volte però - soprattutto in situazioni complesse - è necessario l'apporto di più figure professionali in una logica di èquipe, con un percorso di indagini, prove e osservazioni che possono richiedere anche più sedute.

A seconda del caso, le professionalità da coinvolgere possono essere di tipo sanitario (fisioterapista, terapista occupazionale, logopedista, tecnico ortopedico ecc..), tecnologico (ingegnere, architetto, informatico ecc…), educativo (educatore, insegnante specializzato ecc..) e psico-sociale (psicologo, assistente sociale ecc...).

I Centri Ausili

Queste competenze sono normalmente presenti nei Centri Ausili. Un Centro Ausili è un servizio specializzato, istituito come struttura a sé stante o come un nucleo di competenza all'interno di altri servizi (prevalentemente clinico-riabilitativi, ma in certi casi anche assistenziali o socio-educativi), in grado di offrire informazione, formazione, valutazioni e supporto personalizzato alla persona disabile, ai suoi familiari e agli operatori che lo hanno in cura in tutte le varie fasi del "percorso ausilio".  Componente essenziale di un centro ausili è l'ausilioteca, ossia una dotazione di ausili sufficiente per le prove strumentali. E' infatti difficile trasmettere all'utente l'idea precisa dell'ausilio che si andrà a proporgli, prevedere le abilità d'uso che egli riuscirà a raggiungere e valutare l'appropriatezza senza effettuare delle prove pratiche con qualche ausilio simile.

La Fondazione Don Gnocchi dispone di una propria rete di Centri Ausili, denominati SIVA (Servizi Informazioni e Valutazione Ausili), e realtà simili si incontrano anche in altre Istituzioni. Molte fanno parte del GLIC (Associazione Italiana dei Centri Ausili).

Il percorso di valutazione

Indicativamente, il percorso di valutazione può essere schematizzato nelle seguenti fasi:

  • accoglienza e analisi generale del bisogno (colloquio iniziale con l’utente e se necessario con suoi familiari e operatori di riferimento);
  • analisi clinico-funzionale (analisi della situazione posturo-motoria, delle abilità residue ecc…);
  • analisi socio-educativa (laddove l’intervento si collochi in contesto scolastico / educativo);
  • analisi ambientale (del contesto fisico, umano e organizzativo ove si colloca l’intervento);
  • prove strumentali con ausili di prova pertinenti all’ambito specifico della valutazione;
  • eventuale configurazione personalizzata di tali ausili ai fini delle prove pratiche;
  • per situazioni di disabilità complessa, eventuale percorso clinico-riabilitativo di familiarizzazione con l'ausilio e acquisizione delle competenze necessarie per un corretto e sicuro utilizzo;
  • ricerca delle soluzioni più appropriate sul mercato;
  • discussione in equipe, ove siano coinvolti più operatori;
  • colloquio conclusivo, con indicazioni e istruzioni all’utente sulle soluzioni proposte, sulle strategie operative appropriate, sulle relative motivazioni e sulle modalità per la loro realizzazione.
  • stesura della relazione di valutazione ausili, contenente una sintesi delle analisi svolte e delle prove strumentali effettuate, le soluzioni proposte, l’indicazione degli ausili consigliati e delle eventuali specifiche di configurazione;
  • Eventuale istruzione delle pratiche di prescrizione a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

All'interno del programma riabilitativo

A volte l'idea di proporre un ausilio nasce nel corso del programma riabilitativo che si sta conducendo con l'utente e ne diviene parte integrante. Ciò comporta la necessità di effettuare valutazioni di ausili in corso di trattamento e di disporre degli stessi durante le sedute.
I criteri fin qui esposti valgono anche per queste valutazioni, purchè vengano strutturate all'interno del programma riabilitativo. E' consigliabile programmare almeno tre valutazioni, rispettivamente in fase iniziale (ausili necessari nel corso del trattamento), intermedia (revisione in itinere) e finale (ausili necessari a domicilio). Se la struttura ha al suo interno un Centro Ausili oppure può accedere agevolmente a Centri esterni, si possono mettere in atto preziose sinergie.

Il decalogo del valutatore

  • Prima di cominciare a risolvere un problema, studialo;
  • Suddividi ogni problema in sottoproblemi;
  • Valorizza, ove possibile, la capacita' della persona stessa di arrangiarsi ed evita ausili superflui;
  • Per quanto possibile usa soluzioni validate, non reinventare la ruota;
  • Spingiti all'estremo nel ricercare la semplicità d'uso della soluzione proposta;
  • Nel puntare alla semplicità, non trascurare la qualità tecnica, l'estetica e la funzionalità;
  • E' l'opinione dell'utente, e non la tua, che conta: egli o ella, non tu, dovrà vivere con quella soluzione;
  • Non irritarti se la tua proposta non viene accettata;
  • La buona volontà non sostituisce le conoscenze mediche e tecniche;
  • Attento a non combinare danni!
Last Updated ( Wednesday, 28 October 2015 08:55 )