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Uno sguardo d'assieme al mondo degli ausili

Print  E-mail  Written by Renzo Andrich   

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"Ausili" o "Tecnologie Assistive" ?

Sulla scia della dizione americana "Assistive Technology Products", si è diffuso anche in Italiano come in altre lingue il termine Tecnologie Assistive. Nel definire l'ambito di interesse delle proprie attività, l'AAATE (la Società Scientifica europea sulle tecnologie assistive) fa un passo in più, proponendo il termine ancor più generale di "Soluzioni Assistive". Osserva infatti che raramente il problema individuale è risolto da un solo ausilio ma da una soluzione assistiva, ossia da "...un corredo di strumenti comprendente sia tecnologie di uso generale che tecnologie assistive, la cui composizione e il cui assemblaggio varia caso per caso a seconda delle caratteristiche individuali della persona, delle attività che essa è destinata a svolgere e dal contesto fisico ed umano ove essa vive..." (AAATE 2003).

E' sostanzialmente la stessa visione proposta dalla classificazione dei fattori contestuali del modello ICF: in ciascun item della classe e1 (Prodotti e tecnologia) essa comprende sia prodotti di comune commercio ("mainstream") che prodotti specializzati per la disabilità ("assistive"), che opportunamente "dosati" sul caso individuale realizzano quella soluzione assistive che li rende "facilitatori".

In questa visione, il termine tecnologia non sta solo ad indicare oggetti fisici, quali dispositivi o apparecchiature, ma si riferisce più in generale a prodotti, o a impianti organizzativi o a “modi di fare le cose” che si basano su principi o componenti tecnologici. Per esempio, una “tecnologia per l’accessibilità del trasporto pubblico” non è rappresentata solamente dal parco di automezzi accessibili (ad es. degli autobus con piattaforma elevatrice), ma dall’intero sistema di trasporto comprendente il sistema di controllo del traffico, il posizionamento delle fermate, le procedure di informazione e di biglietteria, il servizio clienti, l’addestramento del personale, ecc. In assenza di tale organizzazione alle spalle, il solo veicolo non sarebbe in grado di offrire alcun “trasporto pubblico” (Eustat, 1999).

Queste considerazioni - al di là delle sfumature di significato dei termini ausili e tecnologie assistive che qui useremo indifferentemente come sinonimi - ci dicono che nel valutare, scegliere e mettere in opera un ausilio occorre avere presente non solo il prodotto in se ma tutto il contesto umano, logistico e organizzativo nel quale esso viene inserito.

Varie tipologie di tecnologie assistive

Poste queste premesse, nell’universo degli ausili possiamo identificare sette grandi tipologie, a seconda del peso che in esse hanno i fattori tecnologici piuttosto che clinici, umani e sociali, del ruolo dei vari attori coinvolti, dei circuiti di mercato.

Ci sono innanzitutto ausili che servono a compensare limitazioni funzionali restituendo la funzione lesa: pensiamo ad esempio ad un apparecchio acustico, che restituisce l'udito. Chiameremo questi ausili protesici se sostituiscono una funzione assente (ad es. una protesi d’arto); ausili ortesici, se compensano una funzione presente ma compromessa (ad es. un tutore per l’arto inferiore; oppure il già citato apparecchio acustico).

Altri servono a compensare limitazioni nell’attività consentendo di svolgerle: pensiamo ad una carrozzina elettronica, ad una posata ad impugnatura facilitata, ad un telecomando per il controllo dell'ambiente. Chiameremo questi ausili adattativi.

Altri ancora a rimuovere barriere dell’ambiente, quali un sistema di Ambient Assisted Living, un montascale per superare una scalinata in carrozzina, un software che consente ad un cieco di navigare con il computer nell’ambiente informatico costituito dal web Internet. Chiameremo questi ausili ambientali.

Altri a rendere più sicuro e meno gravoso il compito della persona che assiste, quali un sollevatore che facilita il  trasferimento dalla carrozzina al letto: ausili dunque non pensati per l’utente, ma per l’assistente, e che potremo chiamare dunque ausili assistenziali.

Altri ancora a sostenere funzioni vitali (es. un ventilatore polmonare portatile) o a prevenire l’insorgenza di complicanze secondarie (es letti movimentabili in maniera autonoma o assistita, o quei cuscini e materassi che svolgono l’importantissima funzione di prevenire ulcere da decubito). Li chiameremo ausili terapeutici.

Una frontiera emergente della ricerca tecnologica è rappresentata infine da quegli ausili che facilitano l’autonomia in presenza di disturbi della memoria, dell’attenzione, dell’apprendimento. Ad esempio, agende portatili che in determinati orari o circostanze avvertono su cose da fare (es. assumere un determinato farmaco), o ricordando a voce la sequenza corretta con cui compiere determinate operazioni. In letteratura sono spesso indicati come ausili cognitivi.

Tecnologie didattiche e riabilitative

Certi autori annoverano tra gli ausili anche alcuni strumenti tecnologici destinati a sostenere specifici interventi riabilitativi o educativi (es. software per favorire l’apprendimento di uno studente con disabilità in un contesto scolastico).

Essi sono però strumenti più in mano agli operatori che all’utente e si potrebbe perciò obiettare sulla legittimità di chiamarli ausili. Infatti, noi preferiamo annoverarli non tra le tecnologie assistive bensì, come frequente in letteratura, tra le tecnologie riabilitative (rehabilitation technologies) o le tecnologie educative (educational technologies) a seconda che il contesto d’uso sia riabilitativo (recupero di funzioni modificabili) o educativo (conseguimento di obiettivi di apprendimento).

L'accessibilità: un intervento strutturale

Se si guarda invece all’accessibilità degli ambienti, dei prodotti e dei servizi di uso comune da una prospettiva sociale – avendo in mente quindi non una specifica persona ma tutti i potenziali utilizzatori – ci si pone sull’altra faccia della medaglia.

Il concetto di soluzione assistiva richiama l'idea di una progettazione centrata su specifiche esigenze (design-for-need: una combinazione personalizzata di tecnologie assistive, adattamenti ambientali individuali e assistenza personale, secondo l'"equazione delle quattro A").

Invece termini come accessibilità architettonica (ossia riferita agli spazi fisici), accessibilità informatica (ossia riferita agli spazi virtuali, come un sito web, un sistema informatico, un sistema di telecomunicazione ecc..), design-for-all (“progettazione per tutti”) o universal design (“progettazione universale”) richiamano l'idea di ambienti, prodotti e servizi progettati per un pubblico generico, ma con caratteristiche ergonomiche/funzionali tali da non escludere nessuno, in particolare persone con disabilità, persone anziane, chiunque abbia una limitazione funzionale anche temporanea. Nel concetto di accessibilità rientra anche la compatibilità con gli eventuali ausili utilizzati da queste persone.

Esiste un dibattito molto vivo in merito, che continua ad arricchire la prospettiva e porta nuovi spunti interessanti nella discussione. Certi autori suggeriscono di far rientrare alcuni di questi concetti in ambiti di significato più ampi, come l’ergonomia o l’usabilità; altri sottolineano l’esigenza di approfondire l’accessibilità cognitiva (facilità di lettura dei siti internet, segnalazione chiara negli edifici, ecc.). Il punto chiave è che l’accessibilità va considerata un intervento di tipo strutturale, avente lo scopo di garantire che ogni ambiente di uso comune – così come ogni prodotto e servizio di comune utilizzo – sia fruibile da tutte le persone, incluse quelle con funzionalità ridotte o dipendenti da ausili tecnologici.

Assicurare l’accessibilità strutturale non è responsabilità  dei servizi socio-sanitari ma di ogni settore della società preposto ad un particolare ambito. Per esempio, l’accessibilità dei luoghi turistici rientra nelle responsabilità del settore turistico; l’accessibilità dei luoghi di lavoro, in quelle dell’impiego; l’accessibilità della scuola, in quelle dell'istruzione; l’accessibilità dell’informazione, in quelle dei gestori dei media.

Accessibilità e ausili

Ciò non toglie però che esista una stretta relazione tra accessibilità strutturale e soluzioni assistive. Dal punto di vista dell’utente, i loro effetti si sommano. Più scarsa è l'accessibilità, più avremo bisogno di soluzioni assistive, e viceversa. Quanto più inaccessibili sono gli spazi di uso comune, tanto più è difficile mettere in atto soluzioni assistive efficaci: anche la soluzione più sofisticata può non funzionare in un ambiente inadatto.

Sul piano operativo questa interdipendenza ha importanti conseguenze per chi valuta e sceglie gli ausili. Se ad esempio si stanno valutando le esigenze scolastiche di uno studente con disabilità, gli ausili scelti si dovranno confrontare con eventuali problematiche di accessibilità della scuola o di fruibilità del materiale didattico, che non potranno essere ignorate ma andranno affrontate coinvolgendo tutti gli attori competenti (direzione scolastica, comune, servizi sociali, servizi di trasporto..).

E' anche importante conoscere gli strumenti di tutela legale che possono essere invocati a fronte di resistenze organizzative, quando la presenza di barriere configura un'inadempienza delle leggi (in riferimento alla legislazione italiana sull'accessibilità architettonica e informatica) o una violazione di diritti umani (in riferimento alla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità).

L'ausilio: un intervento personalizzato

L'ausilio - e più in generale ogni soluzione assistiva che comprenda una combinazione individualizzata di ausili tecnici propriamente detti, di assistenza personale, di adattamenti individualizzati sull’ambiente di vita, di determinati prodotti o servizi di comune commercio - è un intervento individualizzato.

Nel contesto clinico-riabilitativo, è legittimo asserire che l'adozione di soluzioni assistive costituisca uno specifico programma riabilitativo - comunemente chiamato programma protesico - all'interno di un progetto riabilitativo individualizzato.

Di quali ausili si occupa il Portale SIVA

Data da vastità dell'argomento, nel decidere quali prodotti recensire nel portale SIVA e quali non, si sono dovute scegliere delle precise linee di confine. L’ambito di interesse del Portale SIVA "...è quello definito dalla classificazione standard degli ausili En Iso 9999:2011, con esclusione però di quei prodotti che non hanno come obiettivo primario quello di sostenere l’autonomia della persona bensì un obiettivo terapeutico (apparecchiature di supporto all’assistenza medica; strumenti finalizzati a supportare percorsi di rieducazione funzionale o di apprendimento e che cessano la loro funzione una volta completati tali percorsi, come ad es. attrezzature per fisioterapia, apparecchiature di esercitazione, strumenti informatici per l’apprendimento di determinate abilità o competenze)...". (tratto dalla Procedura Qualità del Portale SIVA)

Last Updated ( Wednesday, 28 October 2015 10:08 )